In vista delle elezioni in Bolivia

di Eros R.F.

Dopo varie peripezie su posticipazioni delle elezioni, sul bandire o meno il partito MAS (Movimento al Socialismo) o solo Evo Morales dal parteciparvi, il governo fascista di Añez – nonostante abbia promesso di indire le elezioni da poco meno di un anno – ha accettato la data del 18 ottobre.
Domani dunque si terranno, ci verrebbe da dire “finalmente”, le elezioni nella martoriata Bolivia a distanza di 11 mesi dal sanguinoso golpe che ha destituito con la forza il governo democraticamente eletto di Evo Morales. Sono servite molteplici pressioni da parte del Popolo andino, con numerosi scioperi di immense dimensioni, per spingere la borghesia a potere ad accettare le elezioni di domani, dopo aver annullato quelle del 3 maggio e del 6 settembre.
La povera despota Añez si è infine ritirata dalla campagna elettorale dopo che i sondaggi, tra l’altro indetti da associazioni non di certo socialiste, l’hanno posizionata al quarto posto. Dopotutto far bruciare bandiere Wiphala, chiamare gli indios “satanisti blasfemi” come se fossimo nel ‘600, e far torto ad un 55% della popolazione costituito da nativi non fa che assicurarsi, al massimo, la simpatia da parte di qualche borghese o filo-borghese di centro città, generalmente appartenente a quel 15% della popolazione rappresentato da europei o, ancor più ardua la cosa, da una parte del 30% costituito da “meticci”. Non parliamo certo di classificazioni etniche, ma di classe; in Bolivia, così come in molte altre parti del terzo mondo, i nativi sono prevalentemente proletari, lavoratori, e i bianchi sono in genere stranieri o figli di stranieri emigrati per sfruttare la popolazione indigena, legittimati dopotutto da una grossa mole di capitale ovviamente assente nel terzo mondo.
Tornando a noi, si è a lungo vociferato in questi 10 mesi sulla eventuale messa a bando del partito MAS, ed è da dire che è stato solamente grazie alla possente partecipazione del Popolo e dei sindacati perseguitati dal regime, i sostenitori di Evo, se questa messa a bando non si sia realizzata. Ed ecco quindi i sondaggi prima citati che ormai da settimane affermano che il partito MAS, il cui candidato non è più Evo per ovvi motivi [esiliato e di fatto messo a bando ed ostacolato in tutti i modi possibili], bensì il vecchio ministro dell’economia Luis Arce, da molti considerato l'”artefice” della rinascita economica della Bolivia che c’è stata appunto con il governo di Morales. Certi sondaggi lo segnano non solo come scontato vincitore, ma addirittura capace di sbancare già al primo turno. Secondo la Costituzione boliviana infatti occorre avere il 50%+1 dei voti o, in alternativa, un 40% con uno stacco di 10 punti dal secondo partito più votato; nel caso di questa elezione il MAS potrebbe salire direttamente a governo grazie – sempre secondo i sondaggi – ad un 42-44% con il secondo partito, il socialdemocratico “Comunidad Ciudadana”, al 33%.

Perfino Felipe Quispe detto “El Mallku”, uno storico ed un leader ormai da vari decenni delle popolazioni indigene Aymara, è stato a lungo oppositore di Morales, accusando quest’ultimo di essere addirittura un “liberale”. Dal golpe in poi ha attivamente supportato il suo vecchio avversario, finendo per sostenere il MAS in queste elezioni.

Un altro golpe?

Non possono mancare i soliti complotti elaborati dall’attuale governo illegittimo e filo-USA: è iniziato infatti a circolare tra i media alternativi, giusto dal 15 di questo mese, il video di un ufficiale di basso rango che denuncia il piano del ministro dell’interno Arturo Murillo che punta all’utilizzo delle armi nel caso il MAS vincesse – nonostante i brogli che molto probabilmente il governo di Añez proverà a fare. L’ufficiale, come tradotto da l’Antidiplomatico [Articolo qui], dichiara che proprio per via di questo piano sono state già importate dagli Stati uniti “armi di grosso calibro” da distribuire a esercito e paramilitari filo-governativi. “Siamo indignati perché ci hanno dato ordine di sparare contro i contadini indigeni, qualora decidano di protestare contro la frode che si sta organizzando. Molti di noi vengono dalla campagna, sarebbe come sparare contro i nostri padri”. Inoltre, secondo fonti dell’intelligence del vecchio governo di Morales, il governo fascista di Añez usuifrirà dell’utilizzo delle app per cellulari dei Cittadini per rivelare le preferenze elettorali di questi. Sempre secondo le medesime fonti dietro a ciò ci sarebbe Edgar Villegas, uno degli autori intellettuali del golpe di Añez; grazie al suo contributo sulla manipolazione delle informazioni su internet sono stati capaci appunto di incolpare Morales di brogli, che gran parte della comunità internazionale riconoscerà essere accuse infondate nel giro di qualche mese dopo varie indagini.
Dunque, i preparativi sono già in atto, e il palazzo presidenziale è stato già da oggi messo in sicurezza dai militari golpisti ponendo barriere anti-manifestanti [Tweet di Kawsachun News] e il governo ormai alle strette espone (speriamo) il suo ultimo colpo di coda incarcerano scomodi osservatori internazionali che si sono recati in Bolivia per monitorare le elezioni, ad esempio l’argentino Federico Fagioli [Tweet di Kawsachun News; sono presenti altri video e materiali nella medesima pagina]; due pesi, due misure: l’OEA (Organización de los Estados Americanos), celebre organizzazione messa in piedi dal 1948 ma presente sotto altri nomi ormai da 2 secoli, ha da sempre obiettivi palesemente imperialistici con tanto di sede a Washington e ruolo preponderante degli Stati uniti, e la sessione di quest’anno è stata “casualmente” ospitata nel neo-stato fantoccio di Bolivia; gli yankee che interferiscono le elezioni sono in poche parole dei benvenuti.

Ci sono poi innumerevoli misure secondarie che testimoniano il fatto che il governo non sappia più come reggersi in piedi. Ad esempio per queste elezioni non sono ammessi i voti dei Cittadini boliviani emigrati all’estero o che non vivono, in questi Paesi stranieri, in grandi città; in Cile sono ammessi solo i voti dei Cittadini che risiedono a Santiago, ed è evidente che quelli che vivono in grandi città siano più probabilmente di provenienza borghese, residenti lì magari per motivi di affari e non tanto di lavoro; escludere i Cittadini che vivono nelle zone rurali o in provincia non è che una segregazione classista volta a manipolare la mole e il bacino dei voti, bandendo di fatto il suffragio universale, seppur solo tra gli emigrati boliviani, visto che questi non avrebbero un chissà quale successo nel protestare fuori dal proprio Paese.
Non ci stupiremo se nei prossimi giorni, o già dalle prossime ore, i notiziari occidentali si schiereranno sfacciatamente per l’ennesima volta con il regime fascista filo-imperiale, e diranno, ignorando le centinaia di morti causate dai golpisti e le probabili decine che moriranno nelle prossime proteste, che le elezioni le ha vinte il MAS “solo grazie ai brogli”. Stavolta ci auguriamo, magari troppo ingenuamente, che chi si spaccia per “socialista” qui in occidente non caschi di nuovo nella stessa trappola piuttosto banale.