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La vittoria della Bolivia. di Eros R.F.

Le elezioni in Bolivia si sono finalmente concluse, e i risultati sono straordinari. Sono stati 342 giorni ardui: non è neppure un anno, ma è stata un esperienza assolutamente traumatica per il Popolo boliviano.

Ed ecco quindi la gloriosa vincita del MAS, con il candidato, ora presidente, Lucho Arce, economista considerato spesso come la “mente” della grande rinascita economica attuata da Evo Morales. Insomma, nonostante i sondaggi che mostravano sì la ovvia vittoria MAS, ma limitata ad un 42% circa con un dubbio sull’effettivo stacco dal secondo partito, il Movimento al Socialismo è riuscito a raggiungere addirittura il 52%, slanciandosi dal secondo partito non per 10 punti, ma addirittura 20.

Riportiamo qui di seguito i risultati ufficiali:

È d’obbligo ricordare le misure prese dal governo fascista all’ultimo secondo prima delle elezioni e far notare le varie inefficienze durante i processi elettorali. Riportiamo quindi l’articolo di ieri che ha riassunto la situazione in Bolivia a distanza di poche ore dalle elezioni [Il nostro articolo fatto alla vigilia delle elezioni].

Poche ore prima delle elezioni il tribunale supremo elettorale ha ritirato il sistema DIREPRE, che consiste in poche parole in una proiezione dei risultati dei vari partiti preliminarmente; di seguito la denuncia del MAS alle varie organizzazioni a difesa dei Diritti Umani:

Possiamo poi vedere come le truppe dell’esercito non vennero semplicemente schierate nei dintorni del palazzo presidenziale, ma in tutta La Paz come palese prova di forza contro eventuali manifestanti [riportiamo tre tweet che mostrano bene l’atmosfera: Kawsachun News; Ellamara Rodriguez; Chalecos Amarillos], con tanto di ministro della “difesa” Fernando López che afferma, sfacciatamente, che sia in corso una “operazione di pace” [tweet con video].

Ricorderete sicuramente una delle accuse che l’opposizione lanciò durante le elezioni del 2019 in cui si affermava che i ritardi delle schede nelle zone rurali erano troppo sospetti, ignorando il fatto che queste venivano trasportate con i lama e che in quel periodo una vasta area del Paese era sotto diversi strati di neve. Insomma, per questa inutile scempiaggine tutte le testate occidentali si misero ad accusare Morales di dittatura, dispotismo, comunismo totalitario, arrivando a sostenere un golpe militare. Questa volta, invece, – ironia della sorte – ci sono stati grossi ritardi nel far raggiungere le schede elettorali in zone rurali, e per di più non innevate! Nessun ostacolo logistico o meteorologico. Siamo nei limiti del ridicolo e dell’ipocrisia. Nessuna testata ha osato accusare il governo di star tentando di orchestrare brogli, visto che stiamo parlando delle zone, quelle relativamente povere e abitate da contadini indigeni, in cui il MAS ha maggiore influenza; anzi, nessuna testata in occidente ha minimamente parlato di tutta la situazione in Bolivia. [tweet che denuncia i ritardi in certe zone rurali].

E mentre l’esercito veniva inutilmente schierato nelle strade, i vari boliviani e giornalisti denunciavano queste manifestazioni di forza venendo tra l’altro in parte censurati dai media di regime, ergo i social, con le loro “policy sulle informazioni,” e i notiziari occidentali che, stando dalla parte del governo-burattino boliviano, chiudevano un occhio volutamente a tutte le varie decisioni anti-democratiche fino ad arrivare ad ignorare del tutto la (ri)vincita del MAS.

Quel MAS che un anno fa aveva schiacciato l’opposizione raggiungendo il 47,08% con il secondo partito – Comunità Cittadina – al 36,51%; quel MAS accusato dall’opposizione di aver fatto brogli senza alcuna evidenza e con la smentita di praticamente tutti gli osservatori internazionali; quel MAS spodestato con la forza da un golpe da parte dei fascisti appoggiati e finanziati palesemente dagli Stati Uniti; quel MAS ha infine vinto, senza nemmeno più Evo Morales – il “simbolo” del partito –, con un 52,4% contro un 31,5%.

Insomma, non sono servite le armi, non sono serviti i tentati brogli da parte dei golpisti, non è servita la marcia propaganda che cercava di infangare Morales e il partito di cui fa parte. MAS è riuscito a vincere nonostante tutto e tutti sbaragliando gli avversari più di prima, e siamo piuttosto convinti che il risultato effettivo sia più di 52,4%, per via dei tentati brogli da parte dell’opposizione.

Il futuro della Bolivia: imparare degli errori e prepararsi agli attacchi che verranno

E dopo tutte le offese che la Añez lanciava contro il MAS e le popolazioni indigene, dopo le varie dichiarazioni in cui affermava di voler abolire il partito, facendo ambiguamente capire di voler fare perseguitare i vari attivisti ed esponenti, giusto fino al giorno prima, ora, di colpo, si congratula come se niente fosse col presidente neo-eletto. Difficile da comprendere quale sia la strategia in atto, visto che questa cosa è successa anche in Argentina con la vittoria di Alberto Fernández dove Mauricio Macri, che fino al giorno prima reprimeva nel sangue le folle rivoltose contro il regime liberista e filo-americano, si congratulava col nuovo presidente, come se nulla fosse successo.

Lo scorso anno, nel corso del golpe, la sindaca socialista Patricia Arce venne catturata, picchiata, cosparsa di vernice, rasata quasi a zero, per poi esser strattonata tra le strade della città da parte dei manifestanti provenienti dai quartieri borghesi; questa pratica veniva fatta dai conquistatori spagnoli per umiliare i leader e i ribelli indigeni, e questo odio continua ad esserci da parte degli industriali europei.
Ieri, Patricia è diventata Senatrice. Ogni tanto viene fatta giustizia.

Difficile prevedere cosa accadrà nei prossimi mesi nella Bolivia socialista. Sicuramente Morales riuscirà a tornare finalmente nel proprio Paese, ma ci saranno ovviamente aspre opposizioni da parte dei soliti criminali; e non è da escludere che sarà questo un, se non il, capro espiatorio per innescare nuove pseudo-rivolte. Ci auguriamo che il nuovo presidente continui con la linea socialista del partito, e non cada nel becero riformismo in seno al sistema capitalista. Morales ha governato per 14 anni ininterrottamente, e l’ha fatto relativamente bene – ma il golpe che è avvenuto nell’ultimo anno deve assolutamente essere da lezione per il futuro del Paese. L’esperienza del Cile di Allende avrebbe dovuto essere abbastanza, e i successi del Venezuela chavista nella resistenza ai vari golpe dovrebbero essere un ulteriore conferma: l’istituzione di un esercito popolare è fondamentale per la salvaguardia di ogni Paese socialista. Morales è finito per fidarsi addirittura di soldati praticamente occidentali [il generale Williams Kaliman ne è l’esempio], tenendoli ingenuamente in alti ranghi dell’esercito. Possiamo infine riconoscere che la scelta inizialmente apparsa ambigua e, forse, addirittura vigliacca di Morales di scappare in esilio non fu assolutamente una scelta stupida, ma una decisione sicuramente poco eroica, ma perfettamente razionale. È più utile un militante o un leader socialista esiliato, con la ovvia attesa nel tornare in Patria ma continuando a lavorare quanto possibile da fuori, piuttosto che un eroe martirizzato, come è purtroppo accaduto ad Allende, Gheddafi o Hussein [nostro articolo fatto durante il golpe, per chi volesse rinfrescarsi la memoria].

Sono ormai 14 anni ininterrotti che Morales è stato al governo, e il fatto che abbia vinto di nuovo con nuove elezioni elimina ogni eventuale e remoto dubbio sui brogli che potrebbero esser avvenuti l’ultimo anno. Il partito MAS è assolutamente amato dai boliviani, ed è il partito che difende e lotta per i diritti degli indigeni e degli oppressi, dei lavoratori, e ciò indipendentemente da chi è il candidato del partito, come è stato provato ieri.

Non ci resta che augurare il meglio all’amata Bolivia, nella speranza che ci si stia avvicinando sempre più al sogno della Grande Patria. Il Venezuela resiste, si è unito il Guyana, ed è tornata, dopo un lungo e doloroso anno, la Bolivia.