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Fra scienza e magia

DI CLAUDIO BARCA LEGRA

L’apparenza inganna. Il proliferare di virologi ed altri “esperti” sui nostri media, unito al sempre più stucchevole utilizzo di terminologia tecnica o pseudo tale (“assembramenti”, “dpcm”, “dpi”, “indice rt”, “distanziamento sociale”) potrebbero illudere l’ignaro spettatore di trovarsi davanti ad un’esplosione di interesse verso la scienza, e di rinnovata importanza sociale di questa. In realtà quello a cui assistiamo è lontano mille miglia da ciò.

Questo perché la totalità della situazione che stiamo vivendo, in ogni suo aspetto, non è analizzata come un fatto reale e con criteri scientifici, ma è proposta come punizione divina, una nuova piaga d’Egitto mandata dal Cielo ad affliggere i peccatori. La gravità dell’epidemia di covid-19 non viene analizzata collegando questa alle tendenze che negli ultimi anni hanno caratterizzato l’evolversi dei sistemi sanitari occidentali verso una progressiva diminuzione della sanità capillare e pubblica a favore della creazione di pochi centri privati e specialistici e più in generale verso la diminuzione della salute complessiva delle popolazioni, ma unicamente agli “sgarri” di privati cittadini, rei di esser usciti in strada, di aver visto dei parenti, di aver fatto un aperitivo in centro. Questi vengono visti come peccatori veri e propri, come incoscienti che non si ricordano che il Morbo è dietro l’angolo e che potrebbe avvinghiarli in ogni momento, o peggio come miscredenti, “negazionisti”, colpevoli in poche parole di dubitare. Perché il dubbio non è permesso. Le scelte dell’autorità sono sempre giuste, sono sempre sane, sono sempre infallibili.

Se le autorità cambiano linea d’azione non è per una loro confusione, ma perché rispondono ad un disegno al quale noi, piccoli cittadini-sudditi, non possiamo arrivare. Si deve avere fede. Solo credendo ciecamente e sottomettendosi ai precetti si potrà allontanare la furia della divinità. E rispondendo ad impulsi ancestrali, al dio irato si offrono sacrifici. “Così si mandano in aria i sacrifici di mesi!” tuonano in questi giorni politici ed “esperti” davanti alle immagini di persone incredibilmente intente nel fare compere natalizie. Al dio si sono offerti la propria socialità, la sanità mentale, il posto di lavoro, gli affetti, la vita stessa di milioni di persone. E questo sacrificio rischia di essere incrinato dai miscredenti, da chi con la sua condotta peccaminosa inquina tutta la comunità. E allora che l’autorità statale intervenga per mondare il paese, per impedire ogni eresia.
Non può esserci deviazione. Perché il rito abbia effetto e il dio decida di porre fine al supplizio tutti devono prendere parte alla pubblica contrizione. La mascherina, di qualsiasi foggia ed efficacia, non serve solo per parare sputi e starnuti, ma rappresenta il simbolo della partecipazione a questo dolore collettivo. Chi pecca non utilizzandola quando si espone alle impurità del mondo non solo mette a rischio la salute di tutti, ma manca di rispetto “ai morti di Bergamo”, “agli infermieri che lavorano di notte”, “agli anziani”.
A nulla vale lo sforzo di mostrare come non sia il comportamento di un singolo a rappresentare il problema, che non ci sia un “peccato” da espiare ma un sistema che sta fallendo, che mentre il Covid c’è sono gli ospedali ed i medici a mancare: in questa nuova Italia fanatica, irrazionale e vigliacca le malattie non si combattono con la medicina, ma con superstizione e magia.