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Sull’insurrezione popolare del popolo indiano

DI KOMITET

“Questo periodo non è rivoluzionario”
Si tratta di una frase che probabilmente ognuno di voi avrà sentito almeno una volta uscire dalla
bocca di alcuni “compagni” (di merende)
Tuttavia, basta guardare i fatti per smentire queste affermazioni: la trasformazione socialista
dell’America Latina e la sconfitta definitiva degli imperialisti statunitensi in quel continente

(vittoria del MAS in Bolivia, presa al potere dei comunisti in Guyana, vittoria del referendum sulla
nuova costituzione cilena), le proteste violente in Italia durante il lockdown (guidate non dai
negazionisti, bensì dalle fasce più deboli della popolazione) e, più recentemente, l’insurrezione
popolare in India che ha portato al più grande sciopero generale della storia dell’umanità (250
milioni di persone)
, organizzata principalmente dai sindacati contadini e dai partiti socialisti e
comunisti di tutta l’India.
Ciò che ha fatto scatenare l’ira delle masse popolari è stata la riforma agricola approvata dal
governo nazionalista e di matrice induista di Modi, una legge neoliberista che favorisce le grandi
aziende e multinazionali e va a colpire direttamente i piccoli contadini
, che ricoprono il 40% della
forza lavoro in India.
Dopo il primo sciopero generale, i partiti e le organizzazioni di massa che guidano le proteste hanno
dato un chiaro ordine: dirigersi verso la capitale, Nuova Delhi, occupare i punti chiave della città
fino a che il governo non farà in modo di rimuovere la riforma.
La borghesia al potere in India, decisamente spaventata alla vista della forza delle masse popolari,
ha inviato la polizia per reprimere e opprimere i rivoluzionari: ma si sa, la forza del proletariato non
ha limiti
.
La polizia fascista non è riuscita a reprimere la protesta, e gli agricoltori sono riusciti a mettere sotto
assedio la capitale, occupando anche punti fondamentali come l’autostradale Nord per entrare a
Delhi.
Parlando con i media, i proletari hanno detto di avere razioni che possono durare per mesi, e che
non hanno assolutamente nessuna intenzione di tornare alle proprie case fino all’abrogazione della
riforma e il miglioramento delle loro condizioni di vita.
Ricordiamo poi che dalla parte dei contadini oltre alle varie organizzazioni di massa e partiti
socialisti vi è anche l’Esercito Popolare Guerrigliero di Liberazione, ovvero la milizia guidata dai
naxaliti, i maoisti indiani, che da anni hanno avviato una guerra popolare in territorio indiano,
riuscendo a controllare anche diversi territori.
Sono sicuro che i compagni indiani non si faranno scappare l’occasione per danneggiare una volta
per tutte la società reazionaria indiana: con queste proteste, viene colpito l’imperialismo in uno dei
suoi punti chiave: lo Stato indiano, quella che in Occidente è chiamata la “democrazia più grande
del mondo”.
Una democrazia che mai farà gli interessi del proletariato indiano, se non rompendo le catene del
capitale.
Tutti i popoli progressisti del mondo devono supportare le masse popolari indiane nella loro lotta
contro il fascismo, il capitalismo e l’imperialismo.

Solidarietà ai proletari di tutta l’India!
Viva la Rivoluzione Indiana!