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Covid e spese militari: un riassunto

di BeatriChe Testa

Da giorni si parla di una “terza ondata” quasi distruttiva per il numero di contagi, di terapie intensive piene e di sistema sanitario già al collasso, soprattutto in certe zone. Si continua ad “aprire e chiudere,” colpevolizzando chi giustamente si gode la ritrovata libertà quando può (e quasi sempre con precauzioni), e in molti protestano da tempo.
Come siamo arrivati a questo?
La risposta è semplice e complessa insieme: decenni di tagli alla sanità (e non solo) e di aumento, spostati i fondi senza farne pubblicità, delle spese militari. Nonostante la narrazione dominante parli di settant’anni di pace come se il mondo fosse composto solo dall’Europa. Come se, tra le altre, le guerre in Jugoslavia, la guerra del Kosovo e la guerra civile ucraina non fossero mai successe.
Forse può sembrare un collegamento poco immediato, ma questo è uno dei fatti più legati al tema della sovranità popolare, sia sul nostro territorio che all’estero.
Infatti, l’Italia ha concesso più di cento basi militari a potenze straniere, Stati Uniti e NATO, tra cui Ghedi e Aviano con le loro almeno settanta bombe atomiche (nonostante il nostro paese abbia sottoscritto il trattato di non proliferazione delle armi nucleari). Inoltre sono presenti più di trenta basi italiane in ogni parte del mondo, ovunque possa esservi un motivo per pronunciare la magica espressione “interessi nazionali”, che altro non sono che “interessi della borghesia nazionale”.

Nel 2020 la spesa militare è stata di 26 miliardi di euro, 70 milioni al giorno, l’1,4% del PIL. Gli USA spingono però per aumentare questa spesa fino al 2% del PIL, e cioè 36 miliardi l’anno.
Inoltre, per quanto riguarda l’utilizzo dei “fondi” del Recovery Plan, il MISE richiede che 27 miliardi e 116 milioni di euro siano spesi per rinnovare la tecnologia militare. Più di quelli che sarebbe in programma di dare per il potenziamento del nostro apparato sanitario. Che interessi si vogliono salvaguardare? Non certo quello del benessere della popolazione…
E infatti, in un anno nulla è stato fatto per aumentare posti letto dove servivano, salvo una beneficenza di facciata da parte di certi straricchi a cui non si desidera far pubblicità, dato che di certo non ne hanno bisogno e avrebbero potuto fare di meglio.
Ben poco è stato fatto anche per mettere in sicurezza scuole (in questo caso usando i pochi fondi rimasti, per chi li aveva) e luoghi di lavoro, le prime chiuse e i secondi spesso aperti in base ai bisogni del mercato, e senza attenzione alla salute dei lavoratori.

Ma d’altronde dobbiamo prepararci a combattere la “cattiva Russia,” spesso e volentieri ancora definita “comunista” senza prove di sorta, o peggio la Bielorussia… Forse almeno si smetterebbe di credere agli “anni di pace” garantiti dall’UE? Può darsi, anche se sarebbe meglio evitare che la classe lavoratrice e gli studenti ne facciano le spese, cosa che sempre succederà, volenti o nolenti, sotto questo sistema.