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La transenna

DI LEONARDO SINIGAGLIA

Si tratta di un’esperienza comune a tutti i cittadini italiani, da nord a sud, a prescindere dalla latitudine e dalla regione: un palo si inclina, una panchina si sfonda, una buca si allarga, ed ecco che pronta arriva l’intervento dello Stato. Due vigili arrivano, scendono dalla macchina e appongono una transenna, quando non direttamente un paio di passate di nastro bicolore. Questa scena ben sintetizza non solo l’incuria alla quale è sottoposta la Cosa Pubblica, ma l’intera azione dello Stato borghese. Non vi è la volontà né tantomeno vi sono i mezzi per una risoluzione strutturale dei problemi, e quindi semplicemente questi si “transennano”, si indicano con vigore per poi semplicemente lasciali al loro destino, senza nessuna soluzione ma con un bel timbro al di sopra con scritto “lo Stato è passato di qui”.
Questo finché è limitato alle minuzie, come lo possono essere pali e panchine, può essere mal tollerato, e causa unicamente di mormorio nei quartieri. Ma quando ciò viene eletto a prassi generale le conseguenze possono essere catastrofiche.
Ciò è stato, ed è ancora, ben evidente con la gestione della pandemia.
L’azione degli Stati socialisti in risposta all’insorgere di questa nuova malattia infettiva è stata decisa e risolutiva: limitare la diffusione dei contagi, potenziare le capacità del sistema sanitario, evitare l’insorgere di crisi collaterali di tipo economico e sociale.
Al contrario, gli Stati liberali, Italia in primis, si sono distinti per la retorica “massimalista” e l’azione dagli scarsi risultati. Fra zone, fasi, lockdown e divieti è mancata una qualsiasi visione strategica, una qualsiasi idea di risoluzione del problema.
Il Covid, come un qualsiasi palo sbilenco, è stato transennato “transennato”. Si è fatto tanto rumore per evidenziare la sua presenza, si è segnalato con un bel nastro appariscente fatto da regolamenti ridicoli, coprifuoco e scaramanzia generalizzata e…basta. Nonostante lo scientismo imperante, la reazione italiana al covid è stata fuori da qualsiasi cardine di razionalità. La giustificazione scientifica delle azioni del governo sono a priori di qualsiasi effetto riscontrabile e a posteriori delle stesse, con grandi “dottori” che diventano un vero e proprio instrumentum regni per lo Stato.
I fatti hanno dimostrato quale di questi due modelli è stato funzionante. Mentre in Cina, in Vietnam, a Cuba, come anche in Venezuela e Nicaragua, l’emergenza è solo un ricordo, anzi, per come l’abbiamo conosciuta noi non è mai arrivata. Fortuna? No, meriti di un sistema che sa pianificare, che valuta la sanità in base al grado di salute delle masse e non ai profitti delle aziende ospedaliere e delle case farmaceutiche, insomma, merito di aver abbandonato l’anarchia capitalista.
Il virus prima o poi, media permettendo, scomparirà. Le cause che hanno portato una malattia influenzale a mettere in ginocchio l’Occidente no, quelle non scompariranno da sole.