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Ottantesimo anniversario dell’Operazione Barbarossa

M-48 rilancia l’iniziativa e il comunicato internazionale diffuso da numerose organizzazioni europee

«1941 – 2021: il fascismo all’offensiva, i comunisti in resistenza!».
Appena 80 anni fa, il 22 giugno 1941, la Germania nazista di Adolf Hitler lanciava il suo piano
di invasione dell’URSS, l’operazione «Barbarossa», facendo penetrare i suoi eserciti sul suolo
sovietico. Da allora si aprì il più importante fronte della guerra e quest’ultima avrebbe preso
molto rapidamente una piega mondiale senza misure eguali.
La guerra di conquista condotta dal fascismo hitleriano per gli interessi dei monopoli capitalisti
tedeschi che l’avevano allora ampiamente finanziata, sostenuta dai capitalisti di tutta Europa
ormai vassallizzati dall’imperialismo tedesco, mostra così il suo vero scopo: imporre il
capitalismo-imperialismo tedesco come unico vero padrone dell’Europa e unico in grado di
condurre questa Europa dell’alta borghesia alla vittoria contro la fortezza mondiale del
proletariato che era allora l’Unione Sovietica degli operai e contadini diretti dal Partito
Comunista Bolscevico.
L’invasione dell’URSS e il tentativo fascista di sottometterla, fu l’occasione per la Germania
nazista di infeudare quasi tutta l’Europa intorno a sé nel suo progetto di «Neuordnung
Europas», cioè il nuovo ordine europeo. Un nuovo ordine violentemente anti-comunista e
antisemita che si propone di combattere il «giudeo-bolscevismo», consolidando lo
sfruttamento capitalistico dei lavoratori nelle nazioni dell’est del continente, sterminando i
quadri del movimento operaio e conquistando nuove terre e nuovi lavoratori per il maggior
profitto dei monopoli capitalistici.
Tuttavia, l’offensiva del fascismo europeo non sarebbe durata. Ben presto i piani di guerra
lampo di Hitler sul fronte orientale sarebbero falliti, e nel 1942-43, da Mosca a Stalingrado,
passando per Kursk, gli eserciti fascisti sarebbero stati sconfitti e avrebbero cominciato a
indietreggiare per finire miseramente nel 1945 a Berlino, in una Germania devastata dalle
conseguenze distruttive dell’imperialismo e dello sfruttamento capitalistico sui popoli e sulle
nazioni.
Questa controffensiva dei popoli, condotta dall’Armata Rossa e dai partigiani comunisti da
Stalingrado a Berlino, permise al campo progressista, antifascista, socialista e antiimperialista
mondiale di tenere saldamente testa per 45 anni, anche grazie al Patto di Varsavia, ai
reazionari, ai governi dispotici fascisti, alla NATO, fanatici religiosi e ai capitalisti ed imperialisti
che, da Washington a Seoul passando per Bonn, non hanno mai cessato di mettere in pericolo
la pace e l’indipendenza dei popoli e delle nazioni e lo sviluppo prospero degli stessi.
Ma trent’anni fa, la linea del fronte della lotta di classe, che si era spinta fino al cuore della
Germania, cedette di fronte agli assalti ideologici dell’imperialismo con il pretesto del
riformismo, dell’eurocomunismo e della socialdemocrazia, sostenuti da una pressione militare
costante della NATO e dall’appoggio politico e clericale di agitatori anti-comunisti pronti a
vendere i loro paesi agli interessi dei monopoli capitalistici piuttosto che vederlo nelle mani dei
«rossi».
Da allora gli imperialisti atlantisti ripresero la loro offensiva militare, ideologica e politica contro
gli oppressi, i movimenti comunisti e anche contro gli ex bastioni socialisti.
La NATO e le sue basi avanzarono fino alle porte della Russia. Gli integralisti religiosi si
affermarono ovunque con il sostegno dell’imperialismo nordamericano in funzione anti-
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comunista. La Repubblica Democratica di Germania fu annessa dalla RFT con il benevolo
pretesto della «riunificazione», che si fece al prezzo della divisione dei popoli cechi e
slovacchi, di quella dei popoli iugoslavi e di quella di tutti i popoli sovietici che non videro
cadere alcun muro, ma ne videro innalzarsi molte decine. La guerra, gli attentati e i conflitti
continuano ad essere fomentati nell’Europa orientale e nel Caucaso. La povertà, la miseria e
tutti i problemi che ne derivano sono riemersi in queste regioni del mondo dopo lungo tempo.
L’UE capitalista, sovranazionale e antidemocratica continua la sua «integrazione» verso est,
si serve della forza-lavoro a basso costo del proletariato di quei paesi, disintegra la sovranità
nazionale e popolare delle nazioni d’Europa, continua a portare avanti una campagna di
fascistizzazione e non si preoccupa minimamente dell’ascesa dell’estrema destra, anzi
ricostruisce l’egemonia della Germania capitalista sul resto del (sub)continente europeo.
Ma come nel 1941, di fronte ai capitalisti e agli imperialisti e di fronte all’offensiva del fascismo
europeo, i comunisti e patrioti resistono! Con questa giornata di azione internazionale contro
l’anticomunismo e il fascismo, e in questo giorno di ricordo degli 80 anni dall’inizio
dell’operazione «Barbarossa» e dell’invasione dell’URSS da parte della Germania nazista,
ribadiamo a gran voce che ancora una volta saranno sconfitti dai popoli, dai lavoratori, dai
giovani e dalle nazioni libere di questo pianeta, grazie all’azione dei comunisti sia a livello
nazionale che internazionale.
Il socialismo in ciascuno dei nostri paesi è l’unica alternativa possibile a un mondo di guerra,
miseria, sfruttamento e distruzione ambientale, imposti dall’Unione europea, dalla NATO e
dalla grande borghesia; il socialismo è l’unico sistema in grado di condurre i popoli del mondo
alla costruzione del comunismo; per questo ribadiamo la parola d’ordine del coraggioso e
resistente popolo cubano, del suo partito e della sua gioventù comunista:
«Patria o morte, Socialismo o morte, vinceremo!»