Un pueblo digno

DI EROS ROSSI FOMIN

“Vayanse al carajo, yanquis de mierda; aquí hay un pueblo digno!”, esclamava Hugo Chavez l’11 settembre 2008, dopo i soliti tentati golpe da parte degli Stati uniti nella Patria venezuelana.
Ebbene questa volta a subire dei punzecchiamenti da parte dell’impero nordamericano è toccato ad un’altra Patria, la “grande isola”. Oramai considerata roccaforte del socialismo – dopo aver fatto una Rivoluzione sotto il naso dell’impero, dopo aver sconfitto i mercenari gusanos che avevano tentato di invadere la baia dei porci, e dopo aver avuto un leader che ha sventato 638 attentati –, Cuba è riuscita a togliersi di dosso l’ennesimo attacco da parte della medesima e storica nemesi. Parafrasando un paragone di Martí, l’ennesima fionda lanciata difensivamente da Davide contro quel gigante, ma tremolante e morente Golia.

Nella giornata di ieri 11 luglio, infatti, s’è svolta la prima “grande protesta” a Cuba, organizzata dal solito movimento finanziato dagli Usa, “san isidro” – di cui avremo occasione di parlare approfonditamente in un altro articolo – nelle strade dell’Avana.
“Grande protesta” tra virgolette. “Protesta” sì, ma non proprio “grande”, seppur sia effettivamente la prima dopo tantissimi anni in cui gli Usa, ormai rassegnati, si limitavano ad organizzare sporadici attacchi mediatici e locali più che altro vandalici o con l’obiettivo di scandalizzare, soprattutto gli infanti.
Ebbene questa “grande protesta”, partecipata da sì e no 300-500 persone in linea di massima, ha avuto il risultato opposto. Unico successo avuto è stato quello di marciare dalla zona vicina alla costa ad una sede del Partito Comunista Cubano – lì vicino, accompagnati dall’hashtag interventista #SOSCuba [tweet col video qui; altri video delle proteste sono presenti nel medesimo thread].
A differenza del popolo bielorusso – altresì rispettabile per i grandi progressi che ha fatto dal ’91 ad oggi, ma con dei evidenti limiti in questi termini di partecipazione –, non è servito alcun appello da parte del Partito o di un qualche leader: i cubani, spontaneamente, son scesi in piazza in risposta alla combriccola dei ben vestiti dissidenti, intonando, in risposta alla perculata “Cuba libre” (leggasi con ulteriori virgolette su “libre”) o “Patria y vida” (simile alla genialata del nostro caro Renzi [articolo del Fatto quotidiano qui]), la storica “Patria o muerte”, “Cuba si, yanqui no”, e “Basta bloqueo”, contro appunto l’embargo occidentale. Il tutto abbellito da effige del lider maxismo, accostata dalle tante “Estrellas solitarias” e dai “Viva Fidel!” intonati dai vari cittadini.

Tutto ciò, è da ricordare, è avvenuto tempestivamente nel giro di un’ora. Di lì a poco è sceso in piazza anche qualche altro cittadino, non più importante, ma sicuramente con più rilevanza; è raro, se non unico, vedere un presidente arrivare tra la folla per chiedere le motivazioni per cui si protesta e per cui c’è malcontento. Eppure questo è ciò che è avvenuto nella “feroce tirannia castrista che opprime Cuba da 60 anni”. Verosimilmente il governo statunitense e i gusanos vari rifugiati come scarafaggi – o vermi, visto il nome – sotto le sporche scarpe del Golia si aspettavano una qualche risposta almeno apparentemente repressiva da parte del governo cubano. Anche la semplice polizia che, senza alcun’arma, chiede di indietreggiare, è degna di strumentalizzazione da parte dei soliti media goebbelsiani; ebbene non è servito neanche un poliziotto.
A questo punto Canel ha lanciato l’appello a tutto il popolo cubano, invitando i rivoluzionari a scender in piazza a sostenere simbolicamente la Rivoluzione, mostrando muscoli e dignità agli oligarchi occidentali, che stavano già pronti con le posate in mano e a sbavare, aspettandosi un qualche bocconcino da privatizzare dopo tutte le prede scappate dalle loro grinfie – tra Siria, Venezuela, Bolivia, Nicaragua, Iran, nord Corea… la lista dei fallimenti è enorme. [appello del presidente a scender in piazza, con video e trascrizione in spagnolo]
In risposta al presidente democraticamente eletto la contro-protesta si è quindi estesa oltre all’Avana, passando per San Antonio de los Baños (in compagnia del presidente stesso [qui il suo intervento; e qui un video della sua marcia]), da Cienfuegos a Ciboney, da Santiago de Cuba a addirittura in diverse piazze all’estero con immigrati cubani. Non tutti sono gusanos, in fondo. Contro-proteste accompagnate nei social (eh già, i cubani non avevano internet, vero?) dall’hashtag più o meno oscurato #LasCallesSonDeLosRevolucionarios (LePiazzeSonoDeiRivoluzionari), oltre ai vari motti già citati sopra.

Verosimilmente i media italiani saranno talmente focalizzati dalla vittoria della nazionale alle europee, che non riusciranno a trovar spazio per parlare delle “gloriose proteste contro il governo castrista a Cuba”. Tuttavia possiamo intravedere un pizzico di sana e tradizionale disinformazione che circola già nei social occidentali: 1) tweet con qualche immagine-bufala qui; 2) Adkronos inserisce nel video una marcia rivoluzionaria e un’immagine con le bandiere del M-26-7 spacciando il tutto per proteste anti-governative; 3) altro gusano spaccia una marcia con le bandiere del M-26-7 per una protesta; 4) thread di Norton che mostra come siano ridicoli quelli che parlano di immense proteste. Non si son sprecati più di tanto.

Qui di seguito vari video presi da twitter – abbastanza frequentato da cubani –, che “difficilmente” saranno fatti vedere nei vari media occidentali. Dopotutto lo stesso fu fatto, più volte, con le contro-proteste in Venezuela [un rapido esempio di una delle tante manifestazioni a favore del PSUV e contro le ingerenze statunitensi e contro il golpista Guaidò: qui video con un’immensa manifestazione pro-PSUV]

Thread con vari video della marcia all’Avana

Folla in marcia, intonante “Venceremos”, con la bandiera rivoluzionaria del M-26-7

Folla canta l’inno, col celebre passaggio martiano “Morir por la Patria es vivir”

Folla a Camaguey canta anch’essa l’inno

Inneggi a Fidel, Raul, e Diaz Canel, concludendo con “El pueblo unido”

Altri video pro-rivoluzione

Inneggi a Fidel

“Chi non salta è yanqui”

Santiago de Cuba: la gioventù cubana, “Yo soy Fidel”

Folla in marcia: “Viva la rivoluzione cubana”