Donbass: i neonazisti filo atlantici si preparano alla guerra

di Andrea Gallazzi

È ormai da oltre 7 anni che la situazione nell’Ucraina dell’est è in profonda crisi, da quando nel 2013 è scoppiato l’Euromaidan, il famoso colpo di Stato neonazista copiosamente finanziato da Unione Europea e Nato ai danni del presidente Yanukovich. Quell’atto ha grandemente cambiato lo scenario europeo, e in particolare le relazioni con la vicina Russia, infatti quell’Europa che si faceva avanguardia di pace e libertà nata dagli accordi di Maastricht ha mostrato il suo vero volto: quello di una potenza imperialista il cui unico scopo è rafforzare la propria egemonia economica e politica, se necessario anche con l’intervento militare, come avvenuto in Ucraina. Tuttavia, il popolo del Donbass non ha chinato la testa, e sventolando le bandiere rosse dell’ex Urss si è organizzata in piccoli gruppi militari, che in poco tempo hanno raccolto decine di migliaia di volontari pronti a dare tutto per la libertà. Tutt’oggi l’assedio delle forze neonaziste continua, non si è mai arrestato, nonostante le continue tregue (tutte violate) e i protocolli di Minsk, i quali sancivano lo scioglimento di tutte le unità paramilitari illegali. Eppure noi continuiamo a vedere come nelle trincee di Kiev le bandiere della Hitler-Jugend sventolano sotto migliaia di terroristi del Battaglione Azov e di altre formazioni nazifasciste. Inoltre, la questione ucraina è stata accuratamente strumentalizzata per demonizzare la Russia, accusandola di aver inviato addirittura l’esercito ad aggredire l’Ucraina, sostenendo le Repubbliche Popolari di Donetsk e Luhansk. Non sono mancate le tipiche sanzioni che l’Occidente impone a “regimi” definiti come “autoritari”, le quali non hanno avuto praticamente alcun effetto su Mosca, che ha continuato a sostenere le Repubbliche dal punto di vista umanitario, con la profonda gratitudine della popolazione. L’aiuto della Russia ha per di più aiutato i governi del Donbass a perseguire politiche popolari, degni di nota sono gli aumenti di stipendio di cui beneficia tutta la classe lavoratrice, in particolari gli operai delle imprese siderurgiche. Tutto questo avviene mentre la crisi avvolge Kiev, che sta lentamente crollando nell’abisso, con disuguaglianze altissime e gli oligarchi che dominano su tutto. In una situazione già complicata è salito al potere Volodymyr Zelensky, il suo programma riguardo la situazione di guerra civile interna era quello di riportare la pace in un paio di anni. Come ci si poteva aspettare, nulla di tutto ciò è stato fatto, al contrario le sue politiche appaiono perfino più aggressive di quelle del suo predecessore Poroshenko. In particolare in questi ultimi giorni, non a caso in coincidenza con l’elezione di Biden come presidente degli Stati Uniti, ci sono numerosi video e foto che mostrano come Kiev stia spostando massicciamente veicoli blindati e carri armati al confine col Donbass, immagini che sembrano provenire da una guerra su larga scala tra due potenze, e che invece rappresentano una guerra civile interna a una regione poco più grande della Lombardia. Non solo questo, solo il 9 Marzo si sono segnalati oltre 21 violazioni del cessate il fuoco, mentre l’11 Marzo due aerei occidentali da ricognizione (uno americano, partito da Sigonella, e uno britannico) hanno sorvolato la linea del fronte in Donbass, contemporaneamente si è segnalata una massiccia presenza militare ucraina alle porte di Donetsk (circa 1.550/2.000 militari).

È ormai palese che si sta preparando una massiccia offensiva ai danni del popolo non solo delle Repubbliche popolari, ma di tutta l’Ucraina, dove la repressione politica è già alle stelle, e ora con le campagne di reclutamento e le formazioni di gruppi paramilitari di matrice nazifascista crescerà ulteriormente, con la palese complicità del nostro governo. Dobbiamo stringerci tutti attorno al Donbass, in difesa degli ideali di giustizia e di libertà che questo popolo porta sotto le sue bandiere, No Pasaran!

“Il popolo di Cuba assieme a Fidel Castro, Che Guevara e gli altri leader, hanno lottato per la stessa ragione per cui noi stiamo lottando in Donbass: il diritto a decidere del nostro destino. Il popolo cubano ha vinto, nonostante avesse contro di sé tutte le forze congiunte d’Occidente. Le stesse forze che oggi noi abbiamo contro. […] Fidel Castro stesso è stato un esempio per noi, perché ha lottato per le idee e non per il potere, il petrolio o il denaro. […] Le idee per le quali il popolo cubano è insorto, per noi sono vicine e chiare. Queste idee adesso sono iscritte nei nostri stendardi: libertà, giustizia, coscienza, uguaglianza. Queste sono le idee per cui è necessario combattere e per cui si può anche morire.” (Aleksandr Zakharchenko)

Veicoli blindati Ucraini in preparazione a Dnepropetrovsk, al confine col Donbass