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Le proteste anti-Conte banco di prova della sinistra, di Claudio Barca Legra

Sono bastati un paio di cassonetti dati alle fiamme per far iniziare il tran tran mediatico contro i “violenti manifestanti” che starebbero mettendo a ferro e fuoco l’Italia da giorni. Ma può essere una vetrina di Gucci sfasciata paragonabile alle ragioni profonde del malessere sociale? No, non può.
Gli stessi che ora si sprecano a condannare violenze e “assembramenti” sono gli stessi che hanno ignorato, o addirittura acclamato, la distruzione del nostro sistema sanitario, della nostra scuola e università, la precarizzazione del lavoro. E’ assurdo paragonare la violenza omicida (sì, omicida) di chi ha dimezzato dagli anni ’90 i posti letto disponibili negli ospedali e liquidato centinaia di reparti e presidi alla distruzione di un oggetto inanimato di proprietà di un’azienda miliardaria. E questa tendenza mostra l’egemonia dell’ideologia liberale: ti puoi lamentare, ma solo in forma innocua, puoi dire la tua, ma solo in silenzio. Nessuno ha battuto un ciglio per le manganellate date dalle milizie statali ai manifestanti pacifici in decine di città italiane, nessuno ha contestato le centinaia di lacrimogeni lanciati, ma ovviamente, da bravi piccoli borghesi indignati, si punta il dito al petardo, alla pietra, al fumogeno.
L’emergenza covid-19 non ha catalizzato unicamente i processi sociali ed economici, ma sta anche polarizzando i campi della lotta di classe: da una parte abbiamo lo stuolo dei garantiti, ossia chi ha, o crede di avere, la certezza di rimanere a galla nei prossimi mesi, supportati dalle istituzioni e dalla polizia, dall’altro chi la crisi la vive già da anni, di chi è stato abbandonato dallo stato: disoccupati, precari, piccoli commercianti, cassintegrati, studenti. E la lotta ormai è nettissima. Il lato governativo sta scadendo sempre di più verso un fascismo mal celato, con inviti a mandare l’esercito, a sparare sulla folla, a perseguitare tutte le forme di dissenso, mentre il lato popolare scende nelle piazze sempre più frequentemente e in maniera sempre più organizzata.
Questa situazione deve essere analizzata e compresa dalle forze socialiste. Le scelte che saranno fatte nei prossimi giorni potrebbero spazzare via intere organizzazioni. Prendere le parti del sistema equivale ad una condanna a morte per tutte quelle forze che avrebbero la presunzione di associare ad una prassi reazionaria una retorica “progressista”, mentre scendere fra le masse e portare la propria linea galvanizzerà e farà crescere quelle forze che si dimostreranno capaci di farlo.
Finalmente assistiamo in Italia ad un fermento trasversale alle categorie popolari e alle zone geografiche, finalmente c’è l’opportunità di mettere in discussione il sistema vigente. Non perdiamo quest’occasione.